Rieducazione funzionale

Qualche giorno fa ho ricevuto una chiamata da una cliente.

Lamentava un dolore al ginocchio.
Dopo un’accurata anamnesi e un trattamento mi diceva che andava meglio ma un leggero fastidio continuava a tormentarla , anche nei giorni successivi.
Dopo averle consigliato un esame strumentale più accurato, ritorna con una diagnosi di menisco compresso e legamento collaterale sfilacciato.
Le vengono prescritte tecarterapia, onde d’urto e esercizi con le macchine.
Prendiamo in considerazione l’ultimo consiglio: esercizi con le macchine.

Faccio un passo indietro dando una definizione di rieducazione funzionale: è il ripristino della corretta funzione di un distretto corporeo nella globalità sistemica del corpo stesso.
A seguito di traumi o interventi o a causa di patologie ortopediche o neurologiche il paziente presenta una ridotta capacità funzionale, quindi una limitazione di movimento nella sua tridimensione.
Il compito del terapista è quello di riportare l’arto ad un movimento corretto e naturale attraverso esercizi specifici.

Circa 30 anni fa in Italia avviene il ” bum” del Fitness
Le aziende fornitrici  si scatenano riempendo le palestre di macchinari che negli’anni diventano sempre più costosi, non rendendosi conto dei danni che sarebbero andati a creare negl’anni a seguire.
Una macchina ha un movimento guidato e ripetendolo più volte facciamo in modo che il nostro arto possa registrare sempre e solo quel determinato movimento limitandosi nello spazio.
“E dove sarebbe il danno?” Potrebbe chiedersi qualcuno.
Non è detto che io muova un braccio o una gamba allo stesso modo di un’altra persona e facendo degli esercizi con dei macchinari che non tengano conto di quale sia il mio range di movimento posso a lungo andare a rovinarmi l’articolazione.
Ora immaginiamo un arto danneggiato come la cliente sopra citata.
Mettendola a eseguire esercizi su dei macchinari rischierebbe di avere più danni che benefici.
Il modo migliore per poter recuperare la muscolatura e il movimento naturale è farle eseguire degli esercizi a corpo libero o con dei piccoli attrezzi ma senza limitarle il movimento , lasciando che il suo arto riacquisti a 360° il movimento più naturale secondo le sue capacità andandola a correggere là dov’è necessario ma senza stressarle l’articolazione.
Con questo, i macchinari non sono da escludere a priori,  ma è necessario prestare attenzione a non limitarsi al solo uso di essi e, quando si usano, si dovrebbero abbinarli ad esercizi che permettano al nostro corpo di muoversi con naturalezza e senza troppi vincoli.